Il mio ’68 da Noi donne del mese di marzo
Dico sempre che io il ’69 l’avevo già fatto nel ’64: in quegli anni la Fiom con Bruno Trentin era un sindacato importante e gli operai con gli “autunni caldi” divennero protagonisti della scena politica. Dunque c’è stato un ’68 operaio prima di un ’69 studentesco e noi, con i nostri canti contadini ei operai, eravamo in sintonia. A Spoleto il “Bella Ciao”, spettacolo di canto politico e sociale, fece scandalo fra il pubblico elegante che non tollerò la vista di contadini e operai sul palcoscenico. “Non ho pagato mille lire per sentir cantare in palcoscenico la mia donna di servizio” fu il significativo commento di una spettatrice, ignara del fatto che quelle voci da strapazzo, da cortile, avevano secoli e secoli di cultura musicale alle spalle e che la voce contadina e pastorale è stata la prima forma musicale che c’è stata al mondo, molto antecedente alla nascita di Cristo.
Le prime forme polifoniche che monodiche risalgono al molto tempo prima e sono contadine…ma quel mondo perbenista non era pronto ad accettarle.
Quello spettacolo che prorompeva tra un pubblico delle grandi soirèe era precursore del ’68.
Giovanna Marini, compositrice ed esperta di etnomusicologia, ha passato una vita alla scoperta e valorizzazione dei canti popolari.
“Quella prima del ’68 era un’Italia estremamente conformista, reazionaria e molto legata ai suoi usi e costumi. Era un’Italia dove ci si sposava senza mettere in crisi la forma della coppia, era tutto ossequiente.
Piano piano e sotto traccia cresceva un movimento che si catalizzò nel ’68.
“ Quali gli effetti nell’immediato?” Ci fu una corrente esplosiva che si notò immediatamente, mentre l’onda lunga è arrivata fino ad ora, Gli studenti cominciarono a bruciare i libretti universitari e la spinta fu di una tale vitalità ed energia che travolse tutto e tutti. C’era un forte bisogno di coesione e si formavano tanti gruppi che avevano al centro il prossimo,l’idea comune era che si potesse fare e cambiare, che l’impegno poteva avere dei risultati. Erano gruppi che avevano delle caratteristiche quasi di cristianesimo applicato. La vera novità fu quell’energia vitale e straordinaria che ha contagiato tutti, che ha toccato tutti. Certo c’erano dei paradossi. Io avevo 31 anni, e non essendo più giovane me ne accorgevo. Fu sbagliato ad esempio, quell’appiattire tutto disconoscendo i meriti. Fu tipica del momento la negazione dell’arte. Oggi nessuno più si vergognerebbe più di definirsi artista, ma allora era impensabile: erano lavoratori dell’arte, della musica. D’altra parte quell’onda d’urto cercò di abolire le caste e in parte ci riuscì. La negazione delle differenze fu un limite che lo stesso Pisolini denunciò al momento. Comunque accanto agli eccessi, talvolta ridicoli, c’era molta riflessione e molta energia vitale:
“Che ruolo ebbero gli intellettuali in quei momenti?”
Erano stati contagiati e si unirono quasi tutti al movimento: Mi ricordo che ci ritrovavamo tutti a fregane. Gian Maria Volontà, Gilio Pontecorvo, per discutere e ragionare: C’era una volontà di impegno vero che si tradusse in atti molto generosi. Peccato che fu poco canalizzata. Arrivarono invece gli infiltrati. E’ sicuro che i servizi segreti si misero all’opera per restaurare oppure spingere verso il terrorismo per scatenare reazioni negative:
“Cosa è rimasto oggi di quella spinta ideale , di quelle istanze?” E’ rimasto molto, anche se non ce ne accorgiamo. Ad esempio l’abolizione della casta, anche se oggi la parola evoca altro. Altro lascito importante è quello del movimento di donne che, anche se in modo troppo esacerbato, ha avito la capacità di creare un terreno culturale fertile e sostenere poi le battaglie e le vittorie sull’aborto e sul divorzio. L’effetto prodotto nel cambiamento della coppia, ad esempio, è stato formidabile.
“Il bilancio dell’eredità è dunque tutto positivo?”
Cìè una tendenza a vedere solo il negativo del 1968, invece in questo terzo millennio ci sarebbe bisogno di avere quell’entusiasmo. Siamo tutti così passivi e la causa prima di questa rassegnazione sono trenta anni di televisione usata male. La tv fatta è stata utile, non dimentichiamo che ha insegnato a leggere e a scrivere ad intere generazioni di analfabeti. L’obbiettivo delle televisioni commerciali è stato quello di rendere passive le menti. Ci sono riusciti benissimo. Del resto è stato seguito l’esempio americano dove, con tecniche precise, le trasmissioni sono state concepite proprio per passivizzare il pubblico negli anni in cui invece il popolo americano seguiva leader come Martin Luthrer King. Se togliessimo agli italiani le trasmissioni serali. Potrebbero tornare ad avere il piacere di incontrarsi e giocare a carte e forse sarebbero meno passivi, più reattivi e pronti a reclamare i propri diritti.
“Nel suo lavoro il ’68 ha reso possibile una cosa importante per la cultura musicale italiana…”
Nel 1975 abbiamo fondato la Scuola di Musica di Testaccio, che ancora vive ed è fiorente. Con il terrorismo la gente ha incominciato ad avere paura. Il terrorismo ha tinto di nero il ricordo di tante iniziative importanti anche molto utili. Forti delle esperienze del ’68 di grande coesione sociale abbiamo pensato di fare qualcosa di concreto per superare questa paura, per stare insieme. I primi iscritti, una banda di simpatici personaggi, erano persone che avevano la passione per la musica ma che prima di tutto volevano aiutare a costruire la scuola, poi si sono messi a studiare. Con gli anni alcuni si sono addirittura diplomati e insegnano musica, altri hanno continuato a fare il loro mestiere. Ecco, la scuola è stata proprio la concretizzazione di alcuni lati buoni del ’68, quella voglia e quella capacità di autogestirsi. Siccome è un’esperienza che continua a distanza di più di trenta anni, vuol dire che era solida….



