
Secondo me la donna
di Gaber – Luporini
1996 © P. A.
MONOLOGO
Secondo me all’inizio c’è sempre una donna.
Secondo me la donna è stato il secondo errore di Dio. Il primo…
Secondo me una donna è donna da subito. Un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo. A volte mai.
Secondo me una donna è coinvolta sessualmente in tutte le vicende della vita. A volte persino nell’amore.
Secondo me una donna innamorata imbellisce. Un uomo… rincoglionisce.
Secondo me in un salotto quando non c’è neanche una donna è come recitare in un teatro vuoto. Se invece non c’è neanche un uomo, tra le donne si crea una complice atmosfera di pace. Appena arriva un uomo è la guerra.
Secondo me un uomo che si vanta di iniziare le donne ai piaceri dell’amore è come il turista che mostra alla guida le bellezze della città.
Secondo me per una donna che non ha fortuna in amore non si può usare il termine “sfigata”.
Secondo me un uomo che dice di una donna “quella lì la dà via” meriterebbe che a lui le donne non gliela dessero proprio mai.
Secondo me una donna che fa l’amore per interesse è una puttana. Se lo fa invece perché le piace è… non c’è la parola.
Secondo me una donna che dice a un uomo con cui sta facendo l’amore “Come con te con nessuno” andrebbe comunque arrestata per falsa testimonianza.
Secondo me le donne quando ci scelgono non amano proprio noi… forse una proiezione, un’immagine, un sogno. Ma quando ci lasciano siamo proprio noi quelli che non amano più.
Secondo me il primo maschilista è stato Dio che si è fatto uomo. Però io, se fossi stato Dio, non so se la donna l’avrei firmata.
Secondo me una donna che si offre sessualmente a un uomo ed è respinta rimane sconcertata. Non ci può credere. Il suo primo pensiero è che lui sia omosessuale, ma in genere questa versione non regge. E allora pensa: ‘Eh già, lui si difende… ha paura di essere troppo coinvolto emotivamente… oppure si sente bloccato dall’eccessiva eccitazione…’ Il fatto che lei possa non piacere è un’ipotesi che non può assolutamente prendere in considerazione.
Donna, l’angelo ingannatore. L’ha detto Baudelaire.
Donna, il più bel fiore del giardino. L’ha detto Goethe.
Donna, femina maliarda. L’ha detto Shakespeare.
Donna, sei tutta la mia vita. L’ha detto un mio amico ginecologo.
Secondo me una donna che oggi fa la madre di famiglia e rinuncia a lavorare, sbaglia. Se invece lavora e rinuncia a fare la madre di famiglia, sbaglia. Se cerca contemporaneamente di lavorare e di fare la madre di famiglia… sbaglia. Sbaglia comunque. L’uomo invece non sbaglia mai. Sono secoli che sa quello che deve fare. Forse è per questo che è così intronato. O forse anche per qualche altra ragione…

Allattare o non allattare?
Di Anna Genero da Leggere donna
Nulla di nuovo sotto il sole. Chi ha una qualche familiarità con l’argomento saprà che tanto si è discusso dagli anni ‘80 a ieri sull’opportunità di un allattamento a orari fissi piuttosto che a richiesta, ma quante di noi sanno che già nel Settecento sulla questione si erano scontrati Fénelon, convinto sostenitore del primo metodo, contro un Locke e un Rousseau, partigiani del secondo? E vero, quel secolo così dotto sembra aver ragionato su ogni cosa e averne tratto, tra le varie conclusioni, la tanto celebre Encyclopédie, ma il motivo che guidò le menti illuminate dei philosophes verso un tale oggetto non si esauriva in una curiosità così onnivora da ingollare l’ennesimo alimento, comprendeva pure una seria preoccupazione sociale per la sorte degli infanti. Le molte voci che si levarono allora a favore dell’allattamento materno, fenomeno sempre più raro nella Francia soprattutto, ma anche nell’Inghilterra e nell’Italia dei tempo, sostituito dall’abbandono dei neonati di ogni classe sociale tra braccia “mercenarie”, volevano far riflettere le famiglie su quanto fossero significativi quei primissimi anni di vita non solo dal punto di vista della salute, quando la posta in gioco non fosse stata la stessa sopravvivenza del bambino, ma anche dal punto di vista educativo. Le madri, accusate di spopolare le nazioni o di riempire le fila della società che contava di screanzati e di smidollati, vennero gentilmente invitate a riportarsi i figli al seno come già avevano fatto le Romane – prima che la decadenza sgominasse l’impero – e come non avevano mai smesso di fare le donne dei popoli ancora illesi dai vizi della modernità – vedi il mito roussoviano del buon selvaggio – o su esempio delle femmine del mondo animale, parallelo non molto lusinghiero per concittadine interessate più alla ricerca del gout che a sfogliare il «grande libro della natura». Comunque questi arguti savants riuscirono a far sì che dalla fine del Settecento e per tutto il seguente secolo, la madre che allattava fosse una donna alla moda, dopo che per oltre due secoli, su esempio delle classi aristocrati che, l’allattare era stato definito ridicolo e disgustoso. Quello che solletica la mente. scorrendo la storia dell’allattamento, è constatare quanto spesso si siano intromesse convenzioni o consuetudini sociali tra le donne e i propri bambini, di volta in volta allontanati o rìcongiunti da fattori esterni sui quali le madri stesse non avevano alcun potere di controllo, sin dai tempi di Giove, in balìa di ragioni economiche, di pareri medici che nell’arco di qualche decennio o poco più erano pronti a contraddirsi, anche se sempre in nome di un già identificabile progresso scientifico. Sorano di Efeso. medico greco vissuto a Roma attorno al 100 d.C. e rimasto un’autorità in fatto di alimentazione del l’infanzia per tutto il Medioevo, aveva diagnosticato la nocività del colostro (una credenza dura a morire, sopravvisse fino alla prova contraria fornita dalla scienza attorno alla fine del Seicento) e la conseguente necessità, durante i primi venti giorni dopo il parto, di affidare ogni bambino al latte altrui finché il latte della madre non fosse stato «perfettamente pronto», e che anche in seguito si sarebbe dovuta scegliere la migliore nutrice, e non necessariamente la madre qualora questa non ne avesse avuto le caratteristiche eccellenti.
Il medico greco Galeno qualche decennio più tardi, già non si dichiarava più d’accordo: secondo lui «quei bambini… nutriti con il latte della loro madre [ avrebbero goduto] del cibo più appropriato e naturale». Negli anni 50 del Novecento una fulminea campagna pubblicitaria organizzata dai produttori di latte artificiale – dei cosiddetti latti umanizzati o adattati – aveva portato a credere, ancora in nome di un piuttosto versatile progresso scientifico, che il latte materno potesse essere superato in qualità da un prodotto industriale preconfezionato e venduto su gli scaffali di una farmacia o di un negozio specializzato. Più vitamine, più sali minerali, le madri che avessero continuato a nutrire dal proprio seno il figlio dovevano sapere di essere delle ostinate codine.
Cosa ci si poteva aspettare? La percentuale di donne che nutrivano il proprio bimbo al seno in quegli anni si dimezzò. Trent’anni dopo, però. ecco intervenire una campagna opposta, a favore dell’allattamento materno, in un tentativo di recupero di quelle madri che senza un motivo preciso erano passate ad armeggiare biberon e tettarelle. La scienza aveva fatto dietrofront. Ma la cultura di allora che voleva misurati i tempi tra i pasti, la loro durata e la quantità da offrire, che consigliava poca affettuosità verso il bambino per evitare di viziarlo, in più l’ospedalizzazione del parto, nella maggior parte dei casi resero difficoltoso il successo di un sistema di allattamento al quale male si adatta l’applicazione di principi artificiali. Oggi, nonostante alcuni risultati in materia di alimentazione per la prima infanzia possano essere considerati il risultato dello spirito di adattamento della specie umana all’ambiente, che permette la sopravvivenza di un neonato in assenza della madre – anche se in alcuni casi per la sopravvivenza del bambino è ancora necessario il latte di donna, motivo per cui sono nate le banche del latte — la scienza ufficiale sostiene gli indiscutibili vantaggi dell’allattamento al seno per mamma e per bambino e la necessità di un ritorno all’allattamento materno. Un riconoscimento tardivo che avrebbe potuto evitare il ripetersi. trent’anni dopo, degli stessi errori nei Paesi in via di sviluppo, dove la sleale introduzione da parte dei produttori occidentali di sostituti del latte materno ha trovato condizioni di vita per cui i danni inflitti alla salute dei bambini sono arrivati alle estreme conseguenze. C’è da chiedersi perché, nonostante queste evidenze, ancora rimanga sbilanciato l’impegno della ricerca verso la formula perfetta, il latte più simile al latte materno che sia possibile produrre, piuttosto che verso l’indagine sulle condizioni che portano le donne a compiere le proprie scelte di allattamento. in ogni parte del mondo.
E ci si deve pure chiedere se oggi ogni madre, nel momento in cui si appresta a decidere tra seno o biberon, è consapevole della propria scelta di allattamento, o meglio se oggi la scelta di allattamento di una madre è frutto di una personale libera determinazione, pienamente consapevole. e di un proprio autentico desiderio.
Nel XXI secolo, ottenuto dalle donne il diritto di realizzarsi al di là della maternità, si crede che sia soprattutto il lavoro a interferire nell’allattamento – se e per quanto tempo – dunque una conseguenza inevitabile, visto che sempre più donne scelgono la vita fuori casa. In realtà intervengono molte volte altri fattori, più nascosti. In passato ci sono sempre state donne che sceglievano di allattare e donne che vi rinunciavano. Fino alla fine del Settecento, in particolare prima delle scoperte di Pasteur, le alternative al latte di donna erano poco sicure, e inadeguate, poiché la credenza che attraverso il latte si assumessero anche le caratteristiche della nutrice aveva scoraggiato l’uso del latte animale (se non c’era altra risorsa, comunque il latte di mucca o di capra veniva preferito a quello di asina, anche se per composizione quest’ultimo è un surrogato migliore)
La figura della balia – la doula della Grecia antica, la leggendaria Mainie nera degli Stati sudisti americani – ha rivestito un ruolo di estrema importanza in molte società. Nelle culture prearcaiche la donna che allattava, fosse madre o meno, godeva di un’alta considerazione. Sono stati ritrovati numerosi epitaffi, statue e steles fun rarie che testimoniano l’affetto del cosiddetto figlio di latte per la nutrice e il dolore per la sua scomparsa. Anche nelle epoche successive, tra le tante ce ne furono molte che svolsero il proprio compito con amore, anche se erano quelle che trascuravano il piccolo loro affidato, in alcuni casi fino alla morte, a fare notizia. Il baliatico era presente già nell’Antico Egitto, nella vita vichinga, nella cultura sassone, nella Roma imperiale. Nella Castiglia del Duecento la balia venne ritenuta figura in dispensabile al decoro e al buon andamento di una casa. Nella Francia del Trecento il “mercato del latte” prosperò a tal punto da costringere il sovrano a intervenire con un ordinamento per disciplinare i compensi delle nutrici. Era usanza diffusa anche fra i ceti più umili nella Firenze rinascimentale. In seguito diventò in Francia – dove già dall’inizio del XIII secolo tutti i rampolli di sangue reale erano allattati da una nourrice rovale – e in altri Paesi europei come l’Inghilterra, la Spagna e l’Italia, da una moda aristocratica nel Cinquecento, nel Seicento si estese alla borghesia urbana, con il Settecento divenne pratica comune a tutte le classi sociali cittadine, ricche e povere, dei piccoli quanto dei grandi centri tanto da scatenare le reazioni degli Illuministi, che si impegnarono a rieducare le madri ad allattare. Tutte, visto che molte delle madri nelle campagne lasciavano i propri pargoli di pochi giorni per recarsi in città o lo svezzavano precocemente per occuparsi di un piccolo estraneo. Ma i testi ufficiali – a documentare polemiche che avevano appassionato già filosofi e moralisti quali Plinio. Tacito, Aulo Gellio e Plutarco ai loro tempi e si ripresentarono puntualmente lungo i sec li – ritraggono uomini, sotto le spoglie di sapienti, medici, filantropi ed educatori, come coloro che rampognano donne che, sotto le spoglie di madri indifferenti, viziose, ambiziose, pigre e insofferenti, rifiutano l’amore per le proprie creature. Ma qualcosa non quadra se, ormai a due passi dall’Ottocento, Mary Wollstonecraft era ancora convinta che la sopravvivenza dell’usanza delle balie fosse dovuta al desiderio dei padri dell’intimità coniugale:
«Ci sono molti mariti così privi di buon senso e di affetto paterno che al primo in sorgere di un desiderio voluttuoso rifiutano alle mogli il permesso di allattare i figli» E diari di donne inglesi del Seicento rivelano la rinuncia all’allattamento dei figli come una scelta sofferta e derivata in parte dall’essere stata guidata dall’autorità di un altro – quella maritale – in parte perché ingannata da alcuni cattivi consigli. C’è da chiedersi, ancora una volta, cosa vogliono davvero le donne?

La Chiesa lasci in pace il corpo delle donne di Enzo Mazzi
Scomunica, censura, peccato mortale, inferno, dannazione eterna: parole di un altro tempo, anzi di un altro mondo, il tempo della teocrazia, il mondo del dominio del sacro. Quelle minacciose parole sono state usate di nuovo in questi giorni da cardinali e monsignori in relazione al via libera dell’Agenzia del farmaco per la pillola abortiva Ru486. Lo stesso cardinale Bagnasco in una intervista al quotidiano dei vescovi italiani di domenica scorsa ribadisce la scomunica «come medicina in chiave pedagogica» (bontà sua!), per chi compie l’aborto o anche solo collabora, ad esempio, vendendo o somministrando la pillola abortiva. Costa fare affermazioni drastiche e ripeterle ogni volta. Ma lo sgomento è troppo grande. Il potere ecclesiastico amministra le paure che l’uomo e la donna hanno di fronte alle pulsioni della vita e su tale paura e sui sensi di colpa edifica il proprio autoritario paternalismo. Tutti sanno bene quanto ciò sia vero. Manca a molti il coraggio di dirlo apertamente. Cari «crociati della vita», laici, teologi, prelati e papi, pretendete di sedere in cattedra e di insegnare etica, ma forse è meglio che impariate prima il vocabolario essenziale dell’etica il quale per tanta parte è iscritto nella memoria e nella saggezza secolare delle donne. La Chiesa, nata dal Vangelo, dovrebbe ispirarsi sempre alla «buona notizia» annunciata da testimoni senza potere e rivolta ai poveri. Purtroppo da Costantino in poi si è creata una rovinosa divaricazione. È nata la Chiesa del potere. Nell’epoca della secolarizzazione questa Chiesa, privata ormai degli strumenti politici e culturali che nel Medioevo le assicuravano il dominio globale sulla società, ha individuato una specie di vuoto di spiritualità e di valori etici e lì, in quello spazio non coperto dalla tecnologia, dal mercato e dalla democrazia, hanno costruito il proprio fortino. Quel vuoto lo sentiamo tutti. Ma sentiamo anche che ci sono nell’umanità e in ciascuno di noi le energie per colmarlo e c’è la memoria della saggezza che nei millenni ha accompagnato il cammino umano. Il Vangelo è parte di questa memoria di saggezza, per questo molti cattolici critici verso la Chiesa del potere non rompono i legami per non lasciare che la ricchezza del Vangelo, e della tradizione che lo ha mantenuto vivo nei secoli, sia monopolizzata totalmente dalle gerarchie. È così, in particolare, per la comunità di base.L’intervento delle gerarchie deprime le energie umane. Ci vogliono eterni bambini o meglio pecore belanti. L’elemento culturale su cui oggi si fonda il paternalismo ecclesiastico è la «verità perenne della natura» di cui la gerarchia avrebbe la chiave. Non c’è niente di tutto questo nel Vangelo. Anzi il Vangelo è un grande messaggio di valorizzazione della creatività dello Spirito che anima costantemente la ricerca umana e la conduce ben oltre la cosiddetta etica naturale codificata. Ed è anche una denuncia forte dei soprusi che provengono dalle cattedre di verità. Gli uomini che stavano lapidando un’adultera erano molto religiosi, si appellavano a Dio creatore e rivelatore e alla sua legge, era Dio stesso che imponeva di considerare l’adulterio un atto contro la verità della natura, la loro mano era mossa dalle cattedre di verità di quel tempo. Gesù li freddò con una frase che dovrebbe freddare anche oggi le gerarchie ecclesiastiche: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra, nessuno ti ha condannata, nemmeno io ti condanno».Come il Sabba fu lo strumento inquisitorio della caccia alle streghe così oggi si usa l’aborto per accendere nuovamente i roghi delle donne. Un passo avanti si è fatto: è sparito il rogo fisico. Ci si contenta di riproporre la condanna penale dell’aborto. Ma il risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura e sulle coscienze. La donna che ha potere sulla vita è in sé una concorrente pericolosa di ogni sistema di dominio, non solo di quello religioso.Quando il potere ecclesiastico arriverà a chiedere perdono alle donne di tutti i misfatti compiuti contro le loro coscienze fin dalla più tenera età, contro i loro corpi, i loro uteri, la loro capacità generativa e creativa, allora e solo allora sarà credibile nel suo parlare d’aborto e di difesa della vita. Quando il potere ecclesiastico avrà compiuto una riparazione storica facendo spazio alla visione femminile di Dio, della Bibbia, di Cristo, della fede e della vita della Chiesa, allora potrà intervenire credibilmente sull’etica della vita. Ma in quel momento si sarà dissolto come «potere». Credetemi, sarà un bel giorno. Merita lavorare perché si avvicini.
dal Manifesto del 5 agosto 2009
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Ciao Farfallina,
lo sai che possiedi un Blog un pò’ complicato? Ho dovuto metterci
tutta la mia buona volontà per capire come funzionasse. Ora, qualche segreto l’ho scoperto, anche come poterTi ringraziare per essere (possiamo darci del Tu vero?) passata dal mio Blog e, averlo inserito fra i Tuoi preferiti. Decisamente non mi era mai capitato. Come Tu lo abbia potuto fare, mi resta un piccolo punto esclamativo ancora da scoprire. Ci avviciniamo alla Pasqua e, Ti mando i miei più sinceri Auguri. Un salutone cordiale da……………
Masaghepensu
(Ma se ci penso)
Ciao, io sono una vagabonda del web ed ogni tanto capito su blog interessanti some il tuo ed allora lo linko…
Augurissimi anche a te, giò